La pietra è legata intimamente alla storia ed alla cultura dell’uomo fin dalle sue origini.
L’uso della pietra passa, nel tempo, una lunghissima evoluzione che ne vede il progressivo perfezionamento della tecnica di lavorazione e d’impiego e la valorizzazione sempre più raffinata delle doti architettoniche ed ornamentali. Il processo, lunghissimo all’inizio, subisce un’accellerazione crescente che segue i canoni dell’architettura. Per millenni l’impiego primario è strutturale e l’aspetto ornamentale accessorio. L’acquisizione dell’uso a prevalenza decorativa è storia recente: solo nel Medioevo, infatti, le grandi pavimentazioni ed i rivestimenti in pietra assumono caratteristiche di prevalente contenuto ornamentale. Nell’ultimo secolo la pietra naturale in architettura ha vissuto una grave crisi d’identità. I sistemi tradizionali di lavorazione non trovano più giustificazione nel panorama economico dei materiali da costruzione. L’inversione di tendenza è recente: il settore reagisce adottando nuove tecnologie d’estrazione e lavorazione; la pietra è rapidamente riproposta con moduli diversi in termini tecnici ed economici. Oggi il rilancio è molto vivace disponendo di una tecnologia così sofisticata e perfetta che riesce a fare di una materia quanto mai “rigida” come la pietra un prodotto “flessibile” e adattabile a tutte le interpretazioni, anche le più coraggiose. Così la pietra naturale non è più un prodotto dai costi inaccessibili ma, al contrario, molto competitiva nei confronti di materiali che richiedono una spesa d’impianto inferiore; non vi è poi raffronto quando vi è parità di costo iniziale poiché il valore intrinseco della pietra è ampiamente riconosciuto. L’uso della pietra non è facile: il suo fascino, personalità e mutevolezza si fondono determinando veri e propri stati d’animo. E’ un’attività in cui senza dubbio la materia prima prevale in modo autorevole sugli altri contenuti. Proprio la conoscenza della materia, dei suoi limiti e delle sue difficoltà applicative, è il fondamento necessario per un impiego corretto. La pietra non è un prodotto industriale. Nonostante il perfezionamento recente del processi di trasformazione il vizio o il pregio fondamentale che le è proprio è dato dalla sua origine che ne fa un prodotto imprevedibile. La conoscenza della materia deve perciò partire dalla sua matrice: la pietra comporta l’accettazione di una verifica preliminare all’origine. E’ un’attività in cui senza dubbio la materia prima prevale in modo autorevole sugli altri contenuti. Proprio la conoscenza della materia, dei suoi limiti e delle sue difficoltà applicative, è il fondamento necessario per un impiego corretto. La pietra non è un prodotto industriale.

Nonostante il perfezionamento recente del processi di trasformazione il vizio o il pregio fondamentale che le è proprio è dato dalla sua origine che ne fa un prodotto imprevedibile.  La conoscenza della materia deve perciò partire dalla sua matrice: la pietra comporta l’accettazione di una verifica preliminare all’origine. L’origine è la cava o in ogni caso il blocco grezzo. Le difficoltà connesse con l’impiego delle pietre sono quindi per la maggior parte legate a problemi di origine naturale.  La conoscenza approfondita di un determinato materiale è la strada più corretta per eliminare equivoci e pregiudizi. Ciò non può che favorire una logica e razionale selezione, progettuale ed applicativa, migliorando l’approccio professionale. La caratteristica più entusiasmante della pietra naturale è il colore; la natura offre una gamma di combinazioni pressoché illimitata. Il disegno della venatura e le variabili cromatiche non possono mai essere giudicate in base ad un singolo campione, magari di piccole dimensioni. La scelta della finitura della superficie è strettamente legata al risultato cromatico. La levigatura attenua il colore, la lucidatura lo esalta portandolo al massimo della sua intensità, la bocciardatura rende la superficie simile a quella del materiale grezzo, la fiammatura crea un aspetto più morbido e colore più vellutato, le lavorazioni alla punta, alla gradina, a scalpello molto raffinate (e costose in quanto realizzate a mano) possono creare elementi visivi e cromatici di contrasto o addirittura essere usate su tutte le superfici per ottenere effetti di “rilievo”. Il procedimento di progettazione più sicuro comporta due campionature. Una preliminare il cui campione di materiale prescelto può anche essere generico e di piccole dimensioni, ma il campione generico potrebbe non essere attendibile con certezza. Occorrerà quindi una seconda campionatura. Nel caso di grandi forniture, l’ideale sarà il sopralluogo nella cava per constatare le caratteristiche del materiale in fase di estrazione. Ciò eviterà difficoltà o rinunce in fase più avanzata, quando non vi saranno più i tempi tecnici sufficienti per ricercare eventuali alternative; il controllo del grezzo significa spesso la contemporanea verifica della consistenza e della serietà dell’azienda fornitrice oltre che la conoscenza reale ed approfondita di tutte le caratteristiche del materiale. La materia prima di base è il blocco. Il ciclo tradizionale consiste nel segare i blocchi in una serie di lastre dello spessore richiesto per mezzo di macchine a movimento alternativo (telai). Questo principio comporta la segagione di blocchi rigorosamente sani e la lastra così ottenuta è la base di tutto il successivo processo di lavorazione; può essere realizzata in qualsiasi spessore partendo da un minimo standard di due centimetri.

 La lastra grezza alimenta tutto il tessuto produttivo costituito in gran parte da imprese di piccole e medie dimensioni, prive di segheria, in grado di svolgere con attrezzature più leggere, tutte le fasi successive della lavorazione ad alto contenuto di specializzazione. Vi è poi una serie di prodotti in pietra naturale, destinati ad impieghi particolari che meritano l’attenzione del progettisti: sono i materiali a spacco il cui processo produttivo si fonda sulla proprietà di permettere la sfaldatura secondo piani di divisibilità preferenziali pressoché paralleli al piano di giacitura dando vita a lastre le cui superfici irregolari ma sostanzialmente parallele, offrono possibilità estetiche notevoli. Si presta alla lavorazione a spacco il calcare organogeno ben stratificato. Ogni materiale ha, o dovrebbe avere, soprattutto se utilizzato all’esterno, una sua carta d’identità costituita dalla scheda tecnica dei dati di resistenza alle sollecitazioni più significative. La conoscenza di questi dati è utile al progettista ed in alcuni casi addirittura indispensabile, ma perché sia attendibile deve essere basata su dati certi, ottenuti con metodi rigorosamente scientifici in laboratori qualificati. La principale caratteristica cui deve rispondere un pavimento esterno è la resistenza a sollecitazioni particolarmente gravose come pavimentazioni destinate ad uso pubblico, riservate quindi a grandi superfici soggette ad intenso traffico pedonale o misto. Le proprietà di resistenza perdono importanza quando la pavimentazione riguarda usi privati (ville, giardini) ove gli aspetti estetici prevalgono su quelli pratici. Negli ultimi anni comunque anche questa clientela è attenta all’acquisto di un prodotto “completo”. La finitura delle superfici deve rispondere ad una regola fondamentale: rendere il calpestio “morbido” e sicuro, senza variazioni apprezzabili tra le due situazioni limite di sole e di pioggia. A determinare la massima resistenza delle lastre da pavimento oltre all’utilizzo di uno spessore adeguato, è la consistenza del sottofondo unitamente all’accuratezza della posa in opera.
Più in generale è adeguato ammettere che ogni pezzo di pietra è unico ed irripetibile e ciò fa di ogni impiego un’opera unica ed irripetibile.
L’estrazione e la lavorazione della PIETRA DI PIANELLO è il costante impegno di tre generazioni. Passione e tradizione, insieme ad esperienza ed innovazione tecnologica, ci introducono ogni giorno in un percorso faticoso quanto gratificante che affrontiamo con l’intento di migliorarci per soddisfare le richieste di una Clientela sempre più attenta ed esigente.
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